MUSEO ARCHEOLOGICO DI VENOSA 

Progetto Commissionato dal MIBACT


Non ho mai capito bene cosa fosse l'arte. Le definizioni sono tante e spesso corrono il rischio di celebrare qualcosa di indefinito, che prende forma solo nella suggestione e nella testa di chi si cimenta, con coraggio, nel tentativo di fotografare cioè che è in costante movimento e mutamento. Una cosa però la so: l'arte emoziona, suggestiona, intimidisce. Una testimonianza storica, quando viene annoverata come esempio di arte, determina subito un'attenzione. A mio parere questo succede perché nel profondo sentiamo un legame, sentiamo una forza che ci spinge a guardare come eravamo, come pensavamo. Un testimonianza storica non è altro un modo di pensare che prende forma, che racconta gli entusiasmi, i dolori, le passioni. Una maniera di raccontare senza parole. I turisti, goffamente armati di macchina fotografica e smartphone, colpiti dalla maestosità del parco, sentono unbisogno di avere un ricordo, a tutti i costi, dello spettacolo magnifico davanti ai loro occhi, un desiderio di mostrare agli altri che stanno vivendo qualcosa di magnifico. Il tutto si riduce ad una serie di rituali codificati, che vanno dall’unirsi al gruppo, all’atto tipico del fotografare, che rivela controsensi, buffe occasioni, episodi normali e non del turista, nell’atto di collezionare e accumulare esperienze, parziali e fugaci, di pezzetti di mondo.

Testo a cura di Nicola Errico e Michele Battilomo

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